Blog Marcello Di Mari, il gentiluomo della fotografia

Marcello Di Mari, il gentiluomo della fotografia

Più di 30 anni di carriera alle spalle, la pellicola è tutta la sua vita. Ha iniziato sviluppando le foto nella camera oscura, con le mani nella vaschetta dello sviluppo in attesa che l’opera prendesse vita. Oggi lavora con le mani sulla tastiera, ma l’entusiasmo, la voglia di mettersi in gioco, di sperimentare il nuovo, pur non dimenticando mai ciò che è stato, lo accompagna sempre. Lentinese d’origine e catanese d’adozione, oggi vi parliamo del Wedding Photographer Marcello di Mari, uomo dall’eleganza fuori dal comune che nei suoi scatti regala sempre la passione che lo accompagna da tanti anni. Ecco cosa ci ha raccontato della sua arte.

Marcello parlaci un po’ di te

Ho iniziato a 15 anni da un fotografo tra i più bravi che c’erano a Lentini e all’età di 20 anni mi sono messo in proprio. A 21 mi sono sposato. Nel 2003 ho lasciato Lentini per trasferirmi a Catania, e mi sono inserito nel contesto fotografico catanese. Sono già passati 14 anni dal mio trasferimento a Catania.

Hai sempre voluto fare il fotografo?

Quando ero appena ragazzino e arrivavano le vacanze estive, mio padre voleva che imparassi un mestiere e allora mi portava in giro nelle botteghe proponendomi come quello che oggi chiameremo ‘stagista’. Mio padre aveva un amico fotografo e una estate chiese al suo amico se poteva prendermi a lavorare con lui. Avevo già la passione per la fotografia, ma fu proprio durante quel primo approccio con l’arte che ho capito che volevo fare il fotografo per tutta la vita. Con la paghetta che mi veniva data, mi compravo le riviste di fotografie e, nei giorni liberi, prendevo di nascosto la macchina fotografica di mio padre e scattavo fotografie dei miei amici. Quello che si prospettava per me non era un lavoro, ma una passione, un grande amore che avrei coltivato per tutta la vita.

Cosa è in grado di esprimere una fotografia che un testo non può descrivere?

La cosa bella della fotografia è che ferma quell’attimo; una fotografia ti può dire tantissime cose, ecco perché oggi lo scatto è diventato così importante, ovviamente oggi con il digitale non è la stessa cosa, in passato con la pellicola la fotografia era unica e non si poteva sbagliare. La pellicola è sempre stata più sincera, perché non era possibile fare tanti scatti per selezionare quello giusto, era il primo che contava e a volte anche l’unico.

Hai avuto una musa o un maestro che ti ha accompagnato in quest’arte?

Ho avuto un grande maestro sì. Un secondo padre per me, Franco Latteri, è stato lui a farmi innamorare della fotografia. Ha avuto la capacità di trasmettermi il suo sapere, ma anche la sua passione. Gli devo molto e da lui ho imparato veramente tanto. Franco era un grande conoscitore della luce, questa è come il silenzio nella musica, fondamentale. La luce nella fotografia è davvero importantissima.

Franco mi ha fatto innamorare della fotografia.

Chi sono i tuoi fotografi di riferimento?

Il primo in assoluto è David Hamilton, maestro del flou, si lega fortemente a una rielaborazione dei modelli impressionisti, filtrati attraverso una dimensione proustiana del ricordo. Le maggiori citazioni sono in direzione di Degas, con le ballerine e gli interni ombrosi delle stanze. Da Degas desume e potenzia la sfocatura dei margini di ogni figura a favore di una visione velata, in cui la luce deborda. All’inizio è stato lui a suggerirmi lo stile che, negli anni, ho poi fatto mio.


Credits: David Hamilton

Tu sei un wedding photographer, quali sono gli scatti più belli di un matrimonio?

Negli anni ’70 si usava molto la foto in posa, proprio perché come dicevamo prima con la pellicola bisognava evitare di sbagliare. Ma credo che la foto che maggiormente riesce a cogliere l’attimo, l’emozione, il sorriso, la commozione sia la foto reportage. La foto spontanea, insomma, è sempre quella che comunica qualcosa e lo fa sinceramente.

Come ti prepari per un servizio fotografico?

Quando iniziamo è una festa, c’è molta goliardia nell’aria, siamo emozionati anche noi! Con i colleghi siamo tutti allo stesso livello e una sola squadra.Tra me e il cliente non c’è distacco, quel giorno facciamo parte degli invitati, siamo amici a tutti gli effetti.

Cosa ti senti di consigliare a chi deve scegliere un fotografo per il proprio matrimonio?

Al primo posto suggerisco di scegliere in base alla qualità. Poi è chiaro che bisogna sentirsi a proprio agio con il fotografo che si sceglie, bisogna entrare in empatia. Un fotografo può essere bravo, ma avere modi poco gentili, quindi è importante che trasmetta fiducia e gentilezza dal primo istante.

Cosa non dovrebbero mai chiederti gli sposi?

Non dovrebbero mai darmi dei limiti. Tutte le coppie che mi scelgono sanno come fotografo e mi danno carta bianca. Un artista deve essere lasciato libero di creare perché l’arte è libertà.

Quali consigli daresti agli sposi affinché il loro reportage sia davvero speciale?

Si devono lasciare andare. Perché molti si trattengono, hanno paura che si sciolga il trucco oppure hanno paura di sembrare ridicoli. La chiave di tutto sta invece nel vivere quel momento con leggerezza e spontaneità.

Drone sì, drone no?

Il drone aiuta. Sono un po’ restio alle nuove tecnologie, ma dove ci sono delle location che si prestano il drone aiuta molto a cogliere aspetti particolare di un momento.

Prematrimoniale sì o no?

Non c’è cosa più finta di un pre matrimonio. Certo ormai va di moda, tutti lo vogliono, ma noi siamo contrari. Non è spontaneo! Piuttosto consiglio di iniziare con un mini reportage magari con un racconto, una voce narrante che ci introduce nella magica giornata, ma il pre matrimoniale proprio no.

Ogni artista ha un’opera prediletta, la tua?

Eccola. Spontaneità, gioia, leggerezza! L’emozione è racchiusa tutta in questo scatto.

Quanto bisogna aspettare per avere l’album del matrimonio?

Voglio dire una cosa sulla consegna, ci tengo molto che l’album venga consegnato il prima possibile, perché è bello poter vedere gli scatti subito dopo le nozze. Questo è il modo migliore per far continuare la festa, coinvolgere gli amici e i parenti e rivedere insieme i ricordi di quel giorno unico. Penso che un mese massimo due dovrebbero bastare per la consegna!

Cosa consigli ai giovani fotografi?

Ai giovani consiglio di fare una scuola dedicata alla fotografia e luce e dico sempre: non scattate in automatico, scattate in manuale, perché sbagliando si impara. Ai fotografi già avviati dico: fate corsi di aggiornamento nel nostro settore, come in molti altri, non si mette mai di imparare. Questo è il bello.

 

Grazie mille, Marcello.

Grazie a voi!

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oppure visitate il sito internet http://www.marcellodimarifotografo.it/website/

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